martedì 15 marzo 2011

Il piano di accumulo come forma di investimento conviene?

Il piano di accumulo come forma di investimento conviene? Di certo, un piano di accumulo, detto PAC, rappresenta una soluzione valida per investire diversificando e per entrare gradualmente nel mercato riducendo, al contempo, il rischio. Negli ultimi anni i mercati finanziari si sono modificati rapidamente. In questo contesto, spesso caratterizzato da grande volatilità, sono nate nuove opportunità: con principi e strumenti finanziari appropriati è possibile individuare soluzioni di investimento che coniughino un buon potenziale di redditività con un adeguato controllo del rischio. Per ridurre i rischi è importante evitare di concentrare il portafoglio su titoli tra loro simili o, addirittura, in una sola tipologia. La diversificazione del portafoglio su più strumenti, infatti, attraverso un opportuno bilanciamento tra fondi, azioni e titoli obbligazionari limita l'esposizione a perdite, grazie alla capacità di compensare gli effetti di eventuali congiunture di mercato poco favorevoli, permettendo al tempo stesso di cogliere le potenzialità di crescita. Non conoscendo a priori l'andamento dei mercati, potrebbe risultare difficile sapere qual'è il momento migliore per investire. Acquistare gradualmente aiuta a fronteggiare la volatilità dei mercati mediando il prezzo di entrata: in alcuni casi si acquisterà a valori bassi, in altri a prezzi più elevati ma, nel complesso, l'effetto delle oscillazioni risulterà più contenuto. Il piano di accumulo (PAC) è la modalità di investimento che permette, in base alle proprie disponibilità, di entrare gradualmente nel mercato. Attraverso il PAC è possibile costruire un capitale ma soprattutto diversificare i propri risparmi. Ma vediamo un esempio concreto per capire un po' meglio di cosa stiamo parlando. (N.B. simulazione effettuata su dati forniti da Pioneer Investments su dati Bloomberg) 2 risparmiatori decidono di investire il loro patrimonio di 60.000 euro nel 2005. Il primo sceglie di farlo in un'unica soluzione: 40% titoli di stato italiani, 10% di liquidità, 50% in fondi (30% Pioneer Strategic Income Hedge, 10% Pioneer Euro High Yield e 10% Pioneer Emerging Markets Equity). Il secondo, invece, parte con un approccio più cauto: 40% titoli di stato e 60% liquidità, ma avvia un piano di accumulo di 500 euro al mese che indirizza gradualmente la liquidità verso gli stessi comparti Pioneer (300 euro Strategic, 100 euro Euro High, 100 euro Emerging Markets). Dopo 5 anni, entrambi gli investimenti registrano un rendimento del 26%, tuttavia, il PAC è risultato più stabile, ovvero con minori oscillazioni rispetto all'altro investimento che, in corrispondenza dei minimi di mercato, registra una perdita del 16%, a fronte di una perdita del PAC del 6,5%.
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