sabato 30 giugno 2012

Le banche speculano sui terremotati di Abruzzo ed Emilia Romagna

Troppo grave ed irritante per passare sotto silenzio. Troppo becero il comportamento di chi si è arrogato il diritto di gestire il denaro donato dagli italiani in favore delle popolazioni terremotate. Giusto l'appunto, che ha il sapore di denuncia sociale, effettuato da Luca Scialò di Napoli attraverso il suo blog "Le Voci di Dentro". "La burocrazia italiana non conosce limiti e pudori, neppure di fronte al dolore. Gli Istituti di credito italiani – alias le Banche – si attaccano a cavilli e rigidi criteri anche quando si tratta di distribuire il denaro che tanti italiani hanno generosamente versato in favore di propri connazionali colpiti dal sisma. Una vergogna che si è verificata tanto per il credito che spetterebbe ai terremotati dell’Aquila quanto per quelli dell’Emilia. Nel primo caso, i soldi sono stati negati; nel secondo, a chi ne fa richiesta, sono richieste ben 5 euro di commissione. Ecco i due casi." Da questo momento Scialò entra nel vivo di quella che a tutti gli effetti e a pieno titolo può considerarsi un'inchiesta volta a rivelare nefandezze alle quali solo il Bel Paese ci ha purtroppo abituati. "Non è bastata la condizione di “terremotato” per ricevere un prestito con cui rimettere in piedi casa o riprendere un’attività commerciale distrutta dal sisma. Per ottenerlo occorreva – occorre ancora oggi – soddisfare anche criteri di “solvibilità”, come ogni prestito. Criteri che, se giudicati abbastanza solidi, hanno consentito l’accesso al credito, da restituire con annessi interessi. I presunti insolvibili sono rimasti solo terremotati. Anche se quei soldi erano stati donati a loro. Il metodo Bertolaso comprendeva anche questo. È accaduto in Abruzzo, appunto, all’indomani del sisma del 2009. Mentre Silvio Berlusconi prometteva casette e “new town”, l’ex numero uno della Protezione civile aveva già deciso che i soldi arrivati attraverso i messaggini dal cellulare non sarebbero stati destinati a chi aveva subito danni, ma a un consorzio finanziario di Padova, l’Etimos, che avrebbe poi usato i fondi per garantire le banche qualora i terremotati avessero chiesto piccoli prestiti. E così è stato. Le donazioni sono confluite in un fondo di garanzia bloccato per 9 anni. Un fondo che dalla Protezione civile, due mesi fa, è stato trasferito alla ragioneria dello Stato. La quale, a sua volta, lo girerà alla Regione Abruzzo. E di quei 5 milioni i terremotati non hanno visto neanche uno spicciolo. Qualcuno ha ottenuto prestiti grazie a quel fondo utilizzato come garanzia, ma ha pagato fior di interessi e continuerà a pagarne. Altri il credito se lo sono visto rifiutare. Bertolaso, allora, aveva pieni poteri. Come capo della Protezione civile, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ma soprattutto nella veste di uomo di fiducia del premier Silvio Berlusconi. I primi soldi che Bertolaso si trovò a gestire furono proprio i quasi 5 milioni donati dagli italiani con un semplice messaggio del cellulare. Ma lui, “moderno” nella sua concezione di Protezione civile, decise che i milioni arrivati da tutta la penisola sarebbero stati destinati al post emergenza e alle banche, non all’emergenza. Questo aspetto non venne specificato al momento della raccolta, ma Bertolaso avevailpoteredidecidere a prescindere. Spedì poi un suo emissario alla Etimos di Padova, consorzio finanziario specializzato nel microcredito, che raccoglie al suo interno, attraverso una fondazione, molti soggetti di tutti i colori, da Caritas a Unipol." A questo punto Scialò sciorina numeri importanti che fanno ribollire di rabbia. "Quello che è successo in questi 3 anni è molto trasparente, al contrario della richiesta di donazione via sms che non precisò a nessuno dove sarebbero finiti i soldi. Nemmeno a un ente, la Regione Abruzzo che, paradossalmente, domani potrebbe usare quei soldi per elicotteri o auto blu. La Etimos, accusata nei giorni scorsi su alcuni blog di aver gestito direttamente il patrimonio, ci ha sì guadagnato, ma non fatica ad ammettere come sono stati usati i soldi: dei 5 milioni di fondi pubblici messi a disposizione del progetto dal dipartimento della Protezione civile, 470 mila euro sono stati destinati alle spese di start-up e di gestione del progetto, per un periodo di almeno 9 anni; 4 milioni e 530 mila euro invece la cifra utilizzata come fondo patrimoniale e progressivamente impiegata a garanzia dell’erogazione dei finanziamenti da parte degli istituti di credito aderenti. Intanto sono state 606 le domande di credito ricevute (206 famiglie, 385 imprese, 15 cooperative). Di queste 246 sono state respinte (85 famiglie, 158 imprese, 3 cooperative) mentre 251 sono i crediti erogati da gennaio 2011 a oggi per un totale di 5.126.500 euro (famiglie 89/551mila euro, imprese 153/4 milioni 233mila e 500 euro, cooperative 9/342mila euro). Infine 99 domande sono in valutazione (68 famiglie, 28 imprese, 3 coop). Al termine dell’operazione quello che è successo è semplice: i soldi che le persone hanno donato sono serviti a poco o a niente. Non sono stati un aiuto per l’emergenza, ma – per decisione di Bertolaso – la fase cosiddetta della post emergenza. Che vuol dire aiuti sì, ma pagati a caro prezzo. Le persone si sono rivolte alle banche (consigliate da Etimos, ovviamente) e qui hanno contrattato il credito. Ma chi con il terremoto è rimasto senza un introito di quei soldi non ha visto un centesimo. Non è stato in grado neppure di prendere il prestito perché giudicato persona a rischio, non in grado di restituire il danaro. I terremotati sono stati praticamente esclusi. Se qualcosa hanno avuto lo hanno restituito con un tasso d’interesse inferiore rispetto agli altri, ma pur sempre pagando gli interessi. Chi ha guadagnato sono le banche, sicuramente, e la Regione Abruzzo che, al termine dei 9 anni stabiliti, si troverà nelle casse 5 milioni di euro in più. Vincolati? Questo non lo sappiamo. Ne disporrà come meglio crede, sono soldi che entreranno nel bilancio." Scialò, da ottimo cronista, riporta anche la difesa della Etimos. "Fino a oggi, scoperto il metodo Bertolaso, il consorzio finanziario Etimos si è preso le accuse. Ma il presidente dell’azienda padovana al Fatto Quotidiano spiega che il loro è stato un lavoro pulito e trasparente. “Se qualcuno ha mancato nell’informazione”, dice il presidente Marco Santori, “è stata la Protezione civile che doveva precisare che i soldi erano destinati al post emergenza e non all’aiuto diretto. Noi abbiamo fatto con serietà e il risultato è quello che ci era stato chiesto”". Ed ecco il nodo delle commissioni bancarie, su cui Scialò ha giustamente puntato il dito fornendo delle amare conclusioni. "Gabriele Villa, sul Giornale, prendendo spunto dalla recente esperienza di un cittadino di Legnano che ha provato a effettuare una donazione attraverso bonifico bancario, si è trovato dinanzi a una sorpresa ben sgradita. “O, meglio, che sia stato costretto a rinunciare alla donazione dopo essersi sentito chiedere dall’impiegato allo sportello una commissione bancaria di cinque-euro-cinque per il bonifico. «Lo ammetto spiega- è stata una reazione istintiva, mi sono sentito preso in giro. Ma come? Uno vuol aiutare i terremotati, viene a fare beneficenza e le banche ne approfittano per saccheggiare le nostre tasche. No, mi spiace per i nostri sfortunati connazionali dell’Emilia, ma io a questo gioco non ci sto». Così si è espresso al telefono il nostro lettore e, francamente, è difficile dargli torto” – riporta il quotidiano. Purtroppo, continua ancora l’articolo del Giornale, il caso è tutt’altro che isolato. “Un giro di telefonate in alcuni istituti di credito ci ha confermato il «misfatto». Le banche, specie se non sono la banca di riferimento, cioè se non si tratta della banca in cui il donatore ha un conto corrente, non fanno alcuna distinzione e applicano alla lettera i loro balzelli e le loro commissioni di bonifico. In altre parole non interessa affatto alla banca che sulla causale del bonifico ci sia scritto: terremotati o una qualsiasi altra parola che evochi generosità e solidarietà. Provate dunque a immaginare in queste ore quante persone, migliaia di persone si stanno prodigando a versare piccoli o grandi gruzzoli, e vengono puntualmente tartassate arricchendo le banche dove si recano a fare il loro bravo bonifico”. Una situazione davvero paradossale. Le banche avrebbero potuto fornire un significativo aiuto ai terremotati esentando dalle commissioni l’effettuazione di bonifici di donazione per le zone colpite dal sisma. E, invece, le commissioni continuano ad essere percepite, poichè i bonifici disposti per le donazioni di cui abbiamo appena fatto cenno vengono considerate in tutto e pertutto come transazioni “ordinarie”, da assoggettare al pagamento di commissioni, come da tariffario standard. Inutile dire che da vent’anni a questa parte siamo sotto una dittatura delle Banche. Anzi, l’intero Globo è assoggettato ai poteri della Finanza. E con un Governo di tecnocrati e banchieri al potere, dubito fortemente che le cose possano migliorare in positivo nel breve periodo. "
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