mercoledì 15 ottobre 2008

Tutela del risparmio in Italia: 10 risposte per fugare ogni dubbio

La crisi dei mercati finanziari internazionali ha reso necessario chiarire alcuni aspetti legati alla tutela dei risparmi degli italiani. Cerchiamo di fugare ogni dubbio con 10 risposte ad altrettanti quesiti frequentemente postici dai nostri lettori.

1) Molti risparmiatori si chiedono, ad esempio, se il proprio conto corrente (o anche libretto di deposito postale o bancario nominativo, ad esclusione del libretto al portatore) sia garantito in caso di fallimento dell'istituto di credito presso il quale questi è stato aperto.

La risposta è assolutamente si. Nella remota ipotesi che una banca italiana, o estera con filiali in Italia, dovesse fallire l'organismo preposto ad intervenire, ovvero il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), rimborserà al correntista fino a 103.291,38 euro.

2) Anche i conti online vengono tutelati?

Anche in questo caso la risposta è affermativa. Valgono le stesse regole poste in essere per i conti correnti di tipo tradizionale. Anzi è bene aggiungere che anche i conti di deposito per la gestione della liquidità (tipo Conto Arancio della IngDirect) godono della medesima copertura finanziaria.

3) Abbiamo parlato di Conto Arancio della IngDirect che è una banca olandese. In questo caso la tutela del risparmio da chi è garantita?

Nel caso di banche straniere che operino in Italia attraverso filiali sparse sul territorio nazionale, come nel caso della IngDirect che ha una filiale a Milano, bisogna capire a quale fondo aderisce. In questo caso, la banca della zucca aderisce sia al fondo italiano che a quello olandese, per cui, in caso di fallimento il correntista verrà risarcito dal fondo di tutela italiano che, oltretutto, offre la copertura più ampia, con un tetto massimo tra i più alti d'Europa. In tutti gli altri casi si fa riferimento alle regole di garanzia previste ed adottate dallo stato di appartenenza della banca. Tanto per fare una stima della copertura attualmente disponibile, stiamo parlando di qualcosa come 297 banche che aderiscono al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e, al momento le risorse finanziarie ammontano ad oltre 402 miliardi di euro. C'è di che stare abbastanza tranquilli e sereni.

4) Nel caso la banca fallisse, entro quanto tempo, il correntista, rientrerebbe in possesso del proprio denaro?

Mediamente, per cifre non superiori ai 20.000 euro, il Fondo è in grado di rimborsare il correntista in un tempo massimo di 90 giorni. Per quanto concerne depositi di entità superiore, la parte eccedente i 20.000 euro verrà rimborsata in base ai tempi stabiliti dal liquidatore della banca.

5) Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi da chi è alimentato?

Il Fondo è alimentato dagli stessi istituti di credito. Ogni anno, infatti, le banche accantonano delle quote dei fondi rimborsabili per un ammontare variabile dallo 0,4% allo 0,8% che servono, appunto, ad aumentare la consistenza del FITD.

6) Quali forme d'investimento non sono tutelate dal Fondo?

Il Fondo tutela soltanto i depositi e gli assegni circolari. Dalle tutele del FITD sono esclusi gli investimenti in titoli obbligazionari, azioni, polizze index o unit linked, fondi comuni e fondi pensionistici. Anche i titoli di Stato (Bot, CCt, eccetera) sono esclusi dalla copertura del Fondo ma, in tal caso, è lo Stato stesso che rimborsa l'investitore a scadenza. Questo fa si che i titoli di Stato siano, attualmente, la forma d'investimento più sicura in assoluto.

7) E' dovere della banca informare l'investitore qualora il proprio investimento stia andando a male?

Assolutamente si. Se l'investimento registra una perdita pari o superiore al 30% del capitale investito, l'istituto di credito è obbligato ad informare tempestivamente il proprio cliente. Questo obbligo è divenuto ancora più stringente all'indomani dell'entrata in vigore della Direttiva Mifid, datata novembre 2007.

8) Come si può scoprire se un investimento contiene titoli di banche in crisi o addirittura fallite?

Per stabilire il "contenuto della scatola nera", è necessario chiedere delucidazioni al consulente finanziario che ne ha proposto l'acquisto. Spesso, per ovvi motivi di opportunità legati ai compensi provvigionali, il consulente finanziario non ha alcun interesse e si mostra restio a fornire i dettagli dell'investimento, in tal caso bisogna inviare alla banca una lettera di richiesta con la quale si mette in mora il venditore affinché fornisca tutti i dettagli dell'investimento, compresi i documenti sottoscritti al momento dell'acquisto dei titoli, dei fondi o delle polizze.

9) Qual'è la forma d'investimento più sicura in questo particolare momento storico?

Le forme d'investimento più sicure sono sostanzialmente due:

a) Titoli di Stato: Bot e Cct sono sempre l'investimento più sicuro. Anche se i tassi non sono elevatissimi, si ha la certezza della restituzione del capitale più gli interessi fissati. E non possono risentire in alcun modo dell'ipotetico fallimento delle banche trattandosi di titoli emessi direttamente dagli Stati sovrani.

b) Conti correnti e depositi bancari: Non si tratta di un vero e proprio investimento, ma di una forma di custodia da parte della banca dei soldi dei propri clienti: i risparmi, in questo caso, sono al riparo da qualunque sorpresa. Il fondo di garanzia interbancario, infatti, garantisce, come dicevamo, i depositi italiani fino ad un massimo di 103.291,38 euro, uno dei livelli più alti a livello europeo e mondiale.

10) Quali sono gli investimenti più rischiosi che è meglio evitare?

Sono da evitare assolutamente tutti i prodotti complessi per i quali servono conoscenze tecniche aliene ai piccoli risparmiatori (esistono prodotti talmente complicati che una laurea in economia non è neanche sufficiente).

Azioni, fondi azionari e obbligazioni bancarie, polizze index linked e similari, derivati e strutturatiin genere. Vediamo perchè.

Obbligazioni: i bond possono presentare degli aspetti di elevatissima criticità: in sostanza, tramite il sistema bancario, si presta denaro a società o istituti che in cambio emettono delle obbligazioni. Questi titoli, alla loro scadenza, garantiscono il ritorno de capitale versato inizialmente, più degli interessi a determinati intervalli di tempo legati alle cedole. In presenza di una crisi come quella attuale, però, l'investimento potrebbe risultare rischioso perchè l'ammontare del rendimento può variare in base all'andamento del mercato. Tuttavia c'è da dire, a onor del vero, che le obbligazioni sono coperte da diverse garanzie: in caso di fallimento del soggetto emittente, al sottoscrittore spetta la cosiddetta "recovery ratio", una specie di assicurazione che copre in parte le obbligazioni in portafoglio, pari di norma al 20% circa dell'investimento complessivo.

Fondi obbligazionari: la loro sicurezza varia a seconda della loro composizione trattandosi di pacchetti composti da titoli di Stato e obbligazioni. Questa caratteristica ne fa una forma d'investimento a rischio medio - basso. I titoli di Stato, lo ripetiamo per l'ennesima volta, sono garantiti dallo Stato, mentre per le obbligazioni il rimborso è quello fissato dalla "'recovery ratio" di cui si è precedentemente parlato.

Fondi azionari o bilanciati: sono dei pacchetti composti da diversi titoli, a prevalenza azionari. In un scenario finanziario critico e in un contesto borsistico estremamente altalenante come quello attuale, il rischio sul proprio capitale investito è elevatissimo poiché le quotazioni dei titoli corrispondenti all'andamento delle Borse, sono legate al tipo di "pezzi" e alla quota di azioni che compone il fondo (in quelli azionari si parte da un minimo del 70%).

Azioni: acquistando i titoli delle società quotate in Borsa si diventa, di fatto, azionisti delle società stesse e ci si accolla integralmente il rischio del mercato, questo ne fa la forma d'investimento più rischiosa in assoluto.

Pronti contro termine: un venditore cede un certo numero di titoli ("a pronti") che si impegna, al contempo, a riacquistarne un'uguale quantità ad un prezzo e ad una data ("a termine") predeterminati. L'operazione, in effetti è una sorta di prestito da parte dell'acquirente e un prestito di titoli da parte del venditore, che di norma è un istituto di credito. L'investimento è piuttosto sicuro in quanto, alla scadenza fissata, la banca deve restituire la quantità di denaro concordata, ovvero il capitale prestato più gli interessi pattuiti. Ovviamente la sicurezza è legata alla solidità della banca ma soprattutto al contenuto del pacchetto sottostante l'operazione che contiene titoli intestati al sottoscrittore. Se il pacchetto, come normalmente avviene, contiene titoli di stato o equivalenti, il rischio è praticamente nullo. Ma se, come è capitato in qualche banca americana, contiene titoli "tossici", in caso di fallimento dell'istituto di credito, il rischio è di perdere tutto.

APPROFONDIMENTI: Come funzionano i fondi?, Quali sono i rischi legati agli investimenti?
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