mercoledì 1 ottobre 2008

Aumentano i tassi sui mutui ma, in compenso, diminuisce l'inflazione!

E' quantomeno anomalo, nonché raro, che si verifichi nello stesso periodo di riferimento una situazione tanto particolare. L'aumento dell'Euribor a 3 mesi sull'euro ha segnato il picco massimo dal 1995, toccando il 5,22%. Con buona pace di chi deve pagare un mutuo a tasso variabile, che utilizza proprio l'Euribor come parametro di riferimento per aggiornare le rate mensili. Gli analisti del settore hanno stimato un aggravio medio di 700 euro l'anno per le famiglie italiane.

Lo scenario, non propriamente idilliaco, ha fatto si che moltissimi investitori, presi dallo sconforto e dalla paura continuino a "snobbare" i Btp italiani preferendogli i titoli di Stato tedeschi. La ragione di una scelta del genere risiede esclusivamente nel differenziale di rendimento fra Btp decennale e Bund che, attualmente, ha raggiunto i 92 punti base, un livello mai visto da quando c'è l'euro.

Intanto, sui mercati finanziari europeo e americano permane una pericolosa febbre di liquidità. Le banche che ce l'hanno se la tengono, o al massimo sono disposte a cederla soltanto a tassi elevatissimi. Quelle a corto di fondi devono adattarsi, o aspettarsi una reazione di panico che, come nel caso di Fortis, rischia di innescare una fuga dei correntisti, o, come per la defunta
Lehman Brothers, degli investitori e dei creditori.

Per quanto concerne il settore dei fondi comuni le cose non è che vadano meglio, anzi! Gli investitori istituzionali, che tipicamente foraggiano il mercato della liquidità sottoscrivendo il debito a breve con cui si finanziano numerosi intermediari finanziari, da settimane si tengono alla larga dal mercato monetario. Di conseguenza i principali indicatori di liquidità continuano a segnalare altissima tensione, indicando che la fiducia è ancora lontana nonostante gli sforzi di banche centrali e governi per contenere l'attuale crisi.

Il tasso Euribor a 3 mesi, come dicevamo, è balzato ai massimi dal 1995, toccando il 5,237% dal 5,142% di venerdi scorso. Quello a 6 mesi, che scade l'anno prossimo, ha segnato un record, portandosi al 5,315% dal 5,290% precedente.

Il tasso Libor a 3 mesi sul dollaro è salito di ben 12 punti base al 3,88%, ai massimi dallo scorso gennaio, mentre il differenziale Libor-OIS, che misura la scarsità di contanti sul dollaro, ha segnato un nuovo record (113 punti base), cosi come il "Ted" (differenziale fra il tasso a 3 mesi sul dollaro e i rendimenti pagati dai titoli di Stato americani trimestrali), che balzando a 355 punti base indica una fuga degli investitori dai mercati monetari verso i titoli di Stato americani.

Mentre il mondo intero si interroga su quali saranno i tempi medi entro cui la crisi che investe i mercati volgerà al termine, le famiglie italiane, sempre più sofferenti ed in difficoltà per via di mutui sempre più esosi, possono tirare un piccolissimo sospiro di sollievo poiché, l'inflazione piega la testa, per la prima volta, in 7 mesi.

A settembre, secondo l'Istat, l'indice del carovita, si è riportato al 3,8%, dal 4,1% di luglio. E l'indice dei prezzi al consumo su base mensile gira in negativo, segnando -0,3%: non accadeva addirittura da due anni!

La chiave di volta di questa discesa sta nell'energia, la stessa voce responsabile, in precedenza, dell'impennata dei prezzi. Ma su molti altri beni, a cominciare dagli alimentari, le tensioni continuano e si sommano a rincari "stagionali", come quello dei libri scolastici, o dei servizi telefonici, che subiscono il contraccolpo dei rialzi delle tariffe nella telefonia mobile.

L'inversione di rotta è dovuta, in gran parte, al ripiegamento dei prezzi del petrolio e quindi dei carburanti. A scendere è soprattutto il gasolio, che segna un +19% su base annua, contro il +23,8% di agosto. Ne hanno, ovviamente, beneficiato i trasporti (-1,7% congiunturale).

Sulla benzina il calo appare meno evidente: su base mensile i prezzi sono rientrati dell'1%, ma sull'anno l'aumento è dell'11,5%, più marcato del dato tendenziale di agosto.

Pane e pasta, da mesi nell'occhio del ciclone, rallentano solo in apparenza. Il capitolo "pane e cereali" registra infatti una diminuzione della crescita tendenziale che passa dal +12,2% di agosto al +10,6% di settembre.
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