mercoledì 7 novembre 2007

Ridurre l'esposizione azionaria e aumentare le obbligazioni in portafoglio per tamponare i rischi legati all'andamento dei mercati

L'evoluzione della crisi che ha avuto origine nel settore dei mutui subprime e che ha, in seguito, contaminato quasi tutto il settore bancario statunitense ed europeo, unitamente alla crescita continua del prezzo del petrolio e delle materie prime, costituiscono in questo momento una ragione sufficiente a suggerire una riduzione dell'esposizione azionaria, almeno fino a quando non venga fatta chiarezza sull'impatto della crisi sui bilanci delle principali banche globali. A dirlo è Manuela D'Onofrio, direttore investimenti di Unicredit Banca, che prosegue affermando che la contrazione del settore immobiliare continuerà nei prossimi mesi a pesare sia sui bilanci delle banche che delle famiglie ed è, pertanto, probabile che nell'ultimo trimestre dell'anno , l'attività economica registri, negli Stati Uniti, una crescita dell'1,5% appena. Alla luce di queste considerazioni, prosegue Manuela D'Onofrio, pur essendo certa che l'economia USA eviterà una recessione grazie alla riduzione dei Fed Funds, ritengo opportuno suggerire agli investitori un profilo di rischio più cauto, anche perché, a partire dalla metà di agosto, tutti i principali listini azionari hanno registrato dei sostanziali recuperi che li hanno riportati o a ridosso dei massimi dell'anno, oppure a registrare nuovi massimi come nel caso di alcune borse asiatiche o dei paesi emergenti. La riduzione del peso azionario dovrebbe interessare soprattutto USA ed Europa, visto che queste sono le due aree geografiche maggiormente colpite dal rallentamento economico, mentre le borse asiatiche e dei paesi emergenti continueranno a beneficiare di tassi di espansione dell'economia molto alti, le prime, e di prezzi delle materie prime in costante rialzo, le seconde. La riduzione temporanea dell'esposizione azionaria, conclude Manuela D'Onofrio, dovrebbe essere utilizzata per aumentare il peso delle obbligazioni di stato in euro a tasso fisso e con scadenze comprese tra i 3 e i 5 anni, che dovrebbero beneficiare di un taglio dei tassi anche da parte della BCE, al momento non del tutto scontato.
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