martedì 22 febbraio 2011

Mutui: l'Italia è il Paese più caro d'Europa e aumentano i pignoramenti

Non diminuiscono i rincari sul costo della casa. Una vera piaga per gli italiani che non solo devono fare i conti con aumenti dei prezzi esorbitanti rispetto al resto d'Europa, ma anche con il continuo incremento del differenziale dei tassi applicati in tutto il continente. E, cifre alla mano, i dati appaiono ancora più preoccupanti: non solo 9.000 euro in più rispetto a chi vive a Parigi, Londra, Berlino, ma cresce pure, da ottobre 2010, il differenziale dei tassi applicati in Italia e in Eurolandia per i prestiti: più gravosi dell'1,04% quelli imposti nel nostro Paese, incrementando così i costi in più che il cliente bancario italiano  deve sopportare rispetto al cugino inglese, francese o tedesco. L'associazione dei consumatori Adusbef, inoltre, ha rilevato come nel nostro Paese continui la crescita dei pignoramenti. L'unico dato positivo risiede nei mutui fondiari che rispetto alla media degli altri Paesi europei, in Italia tende a diminuire: dallo 0,56% di Luglio allo 0,42% odierno. Una situazione non facile per le famiglie italiane, confermata dagli allarmi lanciati sia da Bankitalia sia dall'Ance, l'associazione dei costruttori edili. Quest'ultima sottolinea infatti come in Italia continua a pesare il differenziale con l'Europa sul costo dei mutui a tasso fisso erogati alle famiglie per l'acquisto di abitazioni: mentre nell'area euro a settembre i tassi medi sui mutui erano al 3,74%, in Italia la media era pari al 4,1%, con un differenziale dello 0,36%. Il margine a settembre si è tuttavia ridotto dopo aver raggiunto il massimo ad agosto (0,69%). Ma c'è la resistenza a scendere (inelasticità) dei tassi d'interesse rispetto all'Irs 10 anni (tasso base di indicizzazione): il differenziale è aumentato sensibilmente, arrivando a toccare ad agosto un +1,9%. Per arrivare a questa conclusione l'Associazione dei costruttori ha preso come riferimento un'ipotesi di finanziamento per l'acquisto della prima casa in Italia e nella zona euro, per un mutuo pari a 150.000 euro da rimborsare in 25 anni. In sostanza, afferma l'Ance,  è come se le famiglie italiane pagassero per 12 mesi in più rispetto a quelle europee, come si evince dal Rapporto "Il credito nel settore delle costruzioni in Italia". Questo differenziale, sostiene l'Ance, di certo non contribuisce ad una ripresa del mercato immobiliare italiano e provoca un peggioramento nella competitività del Paese. Poco prima, invece, la Banca d'Italia aveva sottolineato che le famiglie italiane fanno più fatica a far fronte al pagamento della rata del mutuo: l'insolvenza riguarda infatti circa il 5% dei sottoscrittori di un mutuo. In pratica, una famiglia su 20 ha difficoltà a rimborsare il debito sottoscritto con la banca per l'acquisto di un'abitazione. E anche l'Adusbef aveva rilevato che nel nostro Paese crescono i pignoramenti delle case, che sono cresciuti nel 2010 del 31,8% rispetto al 2009. Nel triennio 2008 - 2010 invece sono state messe all'asta circa 150.000 abitazioni. Dati preoccupanti questi che fanno più impressione se si prende in considerazione la caduta dei tassi di interesse che, nonostante siano i più bassi dal primo dopoguerra ad oggi, non riescono a contenere il boom dei pignoramenti e delle esecuzioni immobiliari. Secondo le stime dell'Adusbef, inoltre, le procedure immobiliari, accelerate con la nuova legge fallimentare del 2004 sono pari al 2,4% del totale dei mutui, (150.000 su 3,6 milioni), con circa 28.000 procedure avviate nel 2010, contro le 21.000 del 2009 che, sommate alle 20.000 registrate nel 2008, potrebbero far sparire una media città come Monza, che vede proprio aumentati del 20,2% i pignoramenti nel 2009. Il boom di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari, con aumenti stimati nel 2010 rispetto al 2009, da un minimo del 13,8% a Rovigo, e del 13,9% a Venezia contro il 16,1% a Forlì e 16,7% a Vicenza, non risparmia praticamente nessuna città. Salgono infatti del 18,1% i pignoramenti a Perugia, contro il 18,7% di Padova e il 20,1% di Reggio Emilia, seguiti da Modena che vede crescere i pignoramenti del 21,7%, mentre a Napoli la crescita si attesta al 23,7%. Questa triste classifica, però, è guidata da città come Torino, in cui il livello di crescita dei pignoramenti supera la soglia del 50% attestandosi per l'esattezza al 54,8% e Milano (+48,3%).
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