venerdì 31 agosto 2012

Unicredit lancia CreditExpress Premium, il primo prestito che ogni anno diminuisce dell'1%

In tempo di crisi anche le banche si ingegnano al fine di attrarre più clienti possibili e, d'altro canto, le famiglie italiane, a corto di liquidità, apprezzano iniziative volte al conseguimento del risparmio. In quest'ottica va ad inquadrarsi CreditExpress Premium di Unicredit Banca, un prestito personale molto particolare che, in caso di pagamenti puntuali, garantisce una diminuzione del tasso d'interesse dell'1% annuo per un massimo di 7 annualità, il che vuol dire che il tasso può diminuire del 7% in 7 anni! Il prestito è finalizzato all'acquisto di beni di consumo e durevoli nonché mezzi di trasporto (auto, moto, camper, ecc.) e arredamento. L'ammontare va da un minimo di 3.000 euro ad un massimo di 30.000 euro (più l’eventuale premio finanziato della polizza assicurativa facoltativa denominata “Protezione del Credito Personale", il cui peso è dello 0,090% dell’importo richiesto moltiplicato per il numero dei mesi). La durata va da un minimo di 36 mesi ad un massimo di 84 e il tasso è fisso. Della stessa gamma fa parte anche CreditExpress Top, un prestito indicato per esigenze di liquidità più importanti, infatti, il finanziamento erogato può variare dai 31.000 euro ai 75.000 euro ed ha una durata compresa fra un minimo di 36 mesi e un massimo di 10 anni. Il tasso è, anche in questo caso, fisso e le rate vengono rimborsate tramite addebito diretto sul conto corrente con scadenza mensile.

giovedì 30 agosto 2012

Citigroup chiude la querelle con gli investitori versando 590 milioni di dollari

Sembrava una storia infinita, ma alla fine, dopo diversi anni di lotte e dispute senza esclusione di colpi a livello legale, tra Citigroup e investitori è "pace" fatta! Certo, verrebbe da dire che si tratta di una pace un po' costosetta, ma alla fine non si può dire che, dopo il versamento di 590 milioni di dollari, il colosso statunitense sia andato a finire sull'orlo del fallimento, anzi, l'azione risarcitoria ha innescato un meccanismo assai positivo che oggi ha fatto schizzare il titolo, in Borsa, in su dell'1,94%. Citigroup era accusata di aver nascosto agli investitori l'esposizione ai subprime alla vigilia della crisi. Un'omissione pesante che costerà cara ad alcuni ex manager di Citigroup che sono accusati di aver nascosto il fatto che non fossero state effettuate svalutazioni sui titoli subprime, quando ormai era evidente che il collasso del mercato immobiliare avrebbe avuto un effetto anche su Citigroup. Riepilogando brevemente, i punti salienti della vicenda sono i seguenti. Citigroup ha annunciato oggi di aver raggiunto un accordo con gli investitori, con riserva di approvazione del tribunale, per risolvere definitivamente una disputa sfociata in una class action intentata per conto di investitori che hanno acquistato azioni ordinarie Citigroup durante il periodo 26 febbraio 2007 - 18 Aprile 2008. In base ai termini della soluzione proposta, Citigroup dovrà pagare un totale di 590 milioni di dollari. L'azione collettiva si è basata, tra le altre cose, anche e soprattutto sulla responsabilità oggettiva di chi, all'epoca dei fatti, ha reiteratamente indotto gli investitori a sottoscrivere prodotti poco sicuri fornendo informazioni errate, inducendo, di fatto, in errore chi, in buona fede, aveva accettato di investire i propri risparmi fidandosi delle informazioni rassicuranti ricevute da parte del personale del colosso finanziario. Citigroup, pur negando e respingendo al mittente tutte le accuse ha accettato di sottoscrivere questo accordo milionario unicamente al fine di eliminare gli oneri e le incertezze, nonché la spesa inerente lo svolgimento di ulteriori lunghi processi.

mercoledì 29 agosto 2012

Attenzione! I pagamenti fatti con lo smartphone non sono sicuri perché i dati non sono crittografati

I sistemi Nfc (Near field communications) non sono sicuri come si potrebbe immaginare e, di conseguenza, effettuare dei pagamenti via cellulare o smartphone potrebbe esporre i consumatori ad un bel po' di rischi. Il motivo è semplice e, a ben vedere sembra anche una cosa piuttosto assurda vista l'abnormità della falla di sicurezza posta in essere. In pratica i dati non vengono crittografati e quindi si possono rubare! A renderlo noto, nel corso del Def Con, il principale raduno hacker al mondo tenutosi quest'anno a Las Vegas, è stato Eddie Lee, specialista in sicurezza di Blackwing Intelligence, a mostrare un software per sistemi Android, NfcProxy, che è in grado di leggere a distanza i dati della carta contenuti nel cellulare Nfc di un altro utente e poi li ha usati tranquillamente per fare acquisti in un negozio abilitato a questo tipo di pagamenti. Lee, nel corso della sua dimostrazione pratica, ha utilizzato un cellulare Nexus S con il servizio Google Wallet, disponibile negli Stati Uniti, ma ormai sono molti i modelli di smartphone che hanno i chip Nfc, come ad esempio il Samsung Galaxy S3. Raoul Chiesa, uno dei migliori hacker italiani, che è un esperto di sicurezza e collabora con varie organizzazioni internazionali, ha dichiarato che secondo lui "lo standard Nfc è sicuro, il problema è che nell'adottarlo i gestori dei servizi di pagamento non hanno applicato la crittografia". Oserei dire che non si tratta proprio di una distrazione di poco conto! In Italia al momento siamo al riparo da sorprese, ma semplicemente per il fatto che questi servizi non sono ancora operativi. La falla è talmente grave che in Russia, la Citibank ha addirittura posto un tetto massimo di 20 euro alle operazioni effettuate tramite i sistemi di pagamento Nfc. Intanto, Intesa Sanpaolo e Poste Italiane, che saranno tra le prime ad adottare questa tecnologia in Italia, promettono che i dati saranno crittografati a dovere e i correntisti non correranno alcun rischio e, di conseguenza, potranno associare i cellulari a una carta prepagata contactless in piena sicurezza. Sarà, ma una cosa è certa, io personalmente non mi fido.

giovedì 23 agosto 2012

Vediamo in cosa consiste l'accollo del mutuo

L'accollo del mutuo è un'operazione con la quale un soggetto si sostituisce a un altro debitore, avendone ottenuto preventivamente il consenso; ha l'effetto di consentire il subentro o la sostituzione del debitore o far diventare co-debitore chi si accolla il debito. Nel mutuo si ha accollo quando si acquista una casa su cui già grava un mutuo e il venditore si accorda con il compratore per trasferirgli il mutuo esistente: le rate del mutuo, il capitale restante e gli interessi saranno a carico del nuovo proprietario. Con l'accollo, dal prezzo della casa si sottrae il valore del capitale residuo ancora da versare alla banca al momento del rogito. Nel caso in cui il contratto di mutuo sia assistito da ipoteca, la banca creditrice deve dare il suo assenso (ma può anche negarlo se ritiene che l'acquirente non dia garanzie) ma di solito il primo proprietario resta ipotecato, a meno che non faccia domanda di essere liberato e che la domanda sia accolta, perché l'accollo di solito ha carattere cumulativo e non liberatorio. In questo caso i responsabili del debito verso la banca, garantito da ipoteca, saranno sia il venditore che il compratore dell'immobile. 

Esistono clausole vessatorie sull'accollo, infatti, è vietato l'accollo del mutuo, salvo espresso consenso della banca, la quale potrà prestarlo o meno a suo insindacabile giudizio; è vessatoria, salvo che il mutuo sia previsto solo per un certo tipo di mutuatario (per esempio, dipendente della banca oppure soggetto appartenente a una categoria convenzionata con la banca stessa); in tal caso l'accollo determinerebbe la prosecuzione del contratto con un nuovo soggetto (l'accollante) privo dei requisiti soggettivi, determinando estensione di condizioni favorevoli a soggetti per i quali dette condizioni non erano previste.

Le spese per l'accollo del mutuo appartengono alla categoria delle spese per la gestione del rapporto di mutuo e devono essere riportate obbligatoriamente, espresse in euro, nel foglio informativo.

mercoledì 22 agosto 2012

In che consiste l'abbattimento della rata del mutuo?

L'abbattimento della rata del mutuo è un beneficio che ottiene il cliente di una banca o finanziaria, titolare di un mutuo, che rimborsa anticipatamente parte del capitale mutuato ancora dovuto all'istituto di credito. Conviene abbattere il mutuo nel caso in cui il tasso di interesse effettivo glogale (Teg) applicato al mutuo, al netto del minore beneficio fiscale sugli interessi pagati per il mutuo e dell'eventuale onere pattizio dovuto per il rimborso anticipato di parte del capitale del mutuo, sia superiore al tasso di rendimento, al netto delle imposte e delle spese, che si può ottenere dall'investimento di somme disponibili. Se, invece, il rendimento netto dei risparmi collocati in altre forme di investimento fosse superiore al tasso di interesse, al netto dei benefici fiscali, pagato per il mutuo, allora non conviene abbattere la rata rimborsando anticipatamente il capitale. Se ad esempio, ipotizziamo di pagare 5.000 euro per estinguere parte di un capitale residuo di 32.000 euro, in fase di rimborso con una rata di 500 Euro, poiché la quota estinta è pari al 15,62% del totale (5.000 / 32.000) resterà ancora da estinguere l'84,38% del debito complessivo (100% - 15,62%). Quindi la rata verrà ricalcolata in base a questa proporzione, in questo modo: 500 euro (vecchia rata) x 84,38% (quota debito mantenuta) = 421,90 euro (nuova rata). Ovviamente si tratta solo di un esempio per far capire a grandi linee come funziona il meccanismo dell'abbattimento della rata del mutuo, per i conteggi precisi e dettagliati di ogni contratto di mutuo è necessario rivolgersi alla propria banca.

venerdì 17 agosto 2012

Rata dimezzata per i mutui accesi prima del 2008

Rata dimezzata per i mutui accesi prima del 2008. Com'è possibile? Le cause sono molteplici, ma una cosa è certa, moltissimi mutuatari, che hanno stipulato un contratto di mutuo prima che scoppiasse il caso Lehman Brothers, oggi gongolano benedicendo la crisi recessiva in cui ci siamo imbattuti. Partiamo dallo spread medio che, per un mutuo acceso nel 2007-2008 era dell'1-1,5% circa, a cui bisognava aggiungere, dopo il fallimento della Lehman Brothers, un Euribor a tre mesi che era schizzato addirittura al 5,5%. Facciamo un piccolo esempio per capire meglio il meccanismo alla base di quello che per molti è, a pieno titolo, da considerarsi alla stregua di un vero colpo di fortuna: il signor Bianchi, che aveva spuntato a suo tempo uno spread dell'1% per il suo mutuo a tasso variabile, ai picchi della crisi di liquidità interbancaria di fine 2008 paga un tasso complessivo del 6,5% (5,5% Euribor e 1% spread). Vale a dire, per un mutuo trentennale da 200.000 euro, una rata che supera i 1.200 euro al mese. E oggi? Con l'Euribor a tre mesi sceso allo 0,339% il tasso complessivo è di appena l'1,34% e la rata mensile è scesa a circa 650 euro, quasi la metà!

mercoledì 8 agosto 2012

Mutui a tasso variabile d'occasione! Le migliori proposte al 3,26 per cento!

Detta così potrebbe sembrare lo spot pubblicitario di qualche istituto bancario alla ricerca di nuovi clienti, invece si tratta della pura realtà. La convenienza dei mutui a tasso variabile è ancora oggi eccezionalmente elevata e se si fanno opportune ricerche in rete tramite le decine di motori di comparazione esistenti, si può addirittura trovare qualche proposta al 3,26%. Per un mutuo di 100.000 euro della durata di 15 o 20 anni, in base alle migliori offerte presenti sul mercato, nel caso di mutuo a tasso variabile, a 15 anni si può spuntare un saggio nominale del 3,26% e rata mensile di 703 euro mentre a 20 anni, il tasso nominale resta sempre al 3,26%, ma la rata è di 568 euro. Nell'ambito dei mutui a tasso fisso, invece, le attuali migliori condizioni vedono il saggio nominale a 15 anni al 5,09% e una rata di 795 euro, mentre quello di durata ventennale, con tasso al 5,10%, richiede una rata mensile di 665 euro. L'Euribor particolarmente basso favorisce tassi molto competitivi che, come si vede, garantiscono un notevole risparmio rispetto alle soluzioni a tasso fisso. In previsione di una sicura, futura, impennata dell'Euribor, sarebbe buona norma sottoscrivere un contratto di mutuo a tasso rinegoziabile in maniera tale da poter sfruttare appieno l'attuale convenienza del tasso variabile, garantendosi tuttavia, una sorta di scappatoia potendo in seguito trasformare il mutuo in un mutuo a tasso fisso godendo dei benefici effetti della rata costante per tutta la restante parte della durata contrattuale.

martedì 7 agosto 2012

Le banche non ti danno un prestito? Ecco un altro modo per sfangarla

Fino a qualche anno fa lo guardavamo da lontano. Era uno strumento adatto per i Paesi in via di sviluppo. Oggi il microcredito è una realtà molto più vicina a migliaia di famiglie e imprenditori di tutta Italia. Segno della crisi, che ha visto aumentare il numero di soggetti "non bancabili", ossia coloro che mancano dei requisiti per ottenere prestiti dalle banche tradizionali. Stando a stime della rete italiana di microfinanza, in Italia vengono erogati più di 2500 microfinanziamenti ogni anno, un numero più che quintuplicato tra il 2006 e il 2011. Per ottenerli bisogna trovarsi in condizioni di disagio economico e, a volte, aver bisogno del credito per un fine specifico (come l'avvio di un'attività commerciale o artigianale). Tra i principali enti attivi ci sono Banca Popolare Etica, la Caritas Italiana e la Fondazione Etimos. Proprio quest'ultima è forte dell'esperienza in Abruzzo, dove gestisce un fondo per la ricostruzione post sisma che ha erogato prestiti per 25 milioni di euro. Un'iniezione di liquidità che ha permesso a Luca Lella, Giuseppe Marino e Francesco Lenzini di avviare la start up Meets, attiva nel campo delle energie rinnovabili e premiata da Confindustria Pescara, al barista Peter Civisca di riavviare il B&B distrutto dal terremoto, a Maurizio Lepidi di mettersi in proprio e aprire un negozio di ottica. Tutti esempi concreti dell'utilità del microcredito a sostegno della piccola economia locale, lì dove le banche tradizionali non hanno il coraggio di arrivare.

lunedì 6 agosto 2012

Nuova indagine dell'Isvap sulle polizze legate ai mutui

Si potrebbe definire, apieno titolo, una storia infinita quella che vede protagonisti un trittico di soggetti veramente potenti, scontrarsi senza esclusione di colpi ormai da diversi mesi. Governo, Banche e Assicurazioni sono ai ferri corti, da più tempo, a causa del nodo Polizze Mutui.  Qualche giorno fa l'Isvap ha diramato un documento, riservato a tutte le imprese assicurative operanti sul territorio nazionale, al fine di verificare il grado di applicazione del nuovo contenuto dell’articolo 48 del Regolamento 5/2006, entrato in vigore lo scorso 2 aprile, che vieta agli intermediari di assumere contemporaneamente la qualifica di beneficiario delle prestazioni assicurative e quella di intermediario del relativo contratto. Le missive recano una scadenza di 60 giorni, entro la quale le compagnie assicurative dovranno fornire copia degli accordi stipulati prima e dopo il 2 aprile 2012, indicando la tipologia di ciascuna polizza offerta e specificando se le coperture sono obbligatorie o meno ai fini dell’erogazione del mutuo. L’Isvap richiede anche informazioni sulle polizze emesse dopo il 2 aprile, per verificare chi ne sia il beneficiario e chi l’intermediario. Ricordiamo che con il nuovo articolo 48, l’Isvap ha finalmente regolamentato il conflitto d’interesse che vedeva le banche, da un lato, beneficiarie della prestazione assicurativa e, dall’altro, intermediarie delle stesse, con la concreta possibilità di incrementare la marginalità associata ai finanziamenti. Con l’indagine in atto l’organo di controllo potrà effivamente verificare, dopo appena due mesi di vigenza della nuova norma, quali ne siano gli effetti reali.

Approfondimenti

-Polizze connesse ai finanziamenti e protocollo Abi-Ania salva portabilità 
-L'assicurazione su mutui e prestiti quanto incide sulla rata?

giovedì 2 agosto 2012

Oggi i mutui a tasso variabile sono convenienti, ma se i tassi aumentano meglio rinegoziare

Oggi come oggi, contrarre un mutuo a tasso variabile è sicuramente la scelta migliore che si possa fare visti i tassi che ci sono. Però, in previsione di un rialzo dell'Euribor, è bene tenere presente l'opportunità di rinegoziare e passare al tasso fisso. Come? E' presto detto. Nei contratti di mutuo, si può prevedere che il regime di tasso di interesse possa essere modificato da fisso a variabile (o viceversa) e, in tal caso, si dice mutuo a tasso rinegoziabile. In genere, questa tipologia di mutuo è collocato a tasso fisso e rimane tale per un periodo predeterminato. Dopo tale periodo, il mutuatario deve scegliere se tramutare il finanziamento a tasso variabile o lasciarlo a tasso fisso, ma alle condizioni in vigore al momento della rinegoziazione. Infatti, al contrario di come pensano in molti, non è vero che se si decide di mantenere il tasso fisso si mantengono le condizioni iniziali di mutuo. In ogni caso, il mutuo viene rinegoziato alle condizioni del momento. La clausola contrattuale relativa a questo tipo di mutuo in genere recita più o meno così: "Il tasso applicato al presente mutuo è pari al 6,50% e rimane fisso per la durata di due anni. Dopo tale periodo il mutuatario ha facoltà di scegliere se passare a un tasso variabile, in misura pari all'Euribor, in vigore a quella data, +3,50% di spread, o passare a un tasso fisso, in misura pari all'Irs, in vigore a quella data, +3,50% di spread". La rinegoziabilità, in genere, non è gratuita, ma spesso sono previsti costi aggiuntivi da riconoscere alla banca che, peraltro, non sono sempre facilmente individuabili, poiché impliciti nel tasso di interesse applicato. Un'opportunità di cambiare tipologia di tasso che non è detto che possa essere esercitata con profitto dal mutuatario, per eventuali vincoli specifici all'esercizio (ad esempio perché l'esercizio dell'opzione è possibile solo entro le cosiddette finestre temporali, ovvero in un periodo di tempo ben specificato). Inoltre, tale opzione deve essere valutata con attenzione, anche considerando la possibilità di surrogare il mutuo. Il cambio di regime da tasso fisso a variabile (o come nel nostro caso da variabile a fisso) può essere previsto nel contratto come opzione, oppure essere già fissato inderogabilmente. Nel caso in esame in questo post si parla di un mutuo a tasso variabile che poi, in fase di rinegoziazione, si trasforma in un mutuo a tasso fisso. Questa ipotesi, al momento sicuramente remota, è da considerare seriamente in quanto non è pensabile che i tassi restino ancorati ai livelli attuali ancora per molto tempo. Sul mercato esistono centinaia di mutui a tasso rinegoziabile e, oggi come oggi, rappresentano sicuramente una scelta valida tra la convenienza del mutuo a tasso variabile e la sicurezza del tasso fisso. Il mutuo a tasso rinegoziabile è consigliato a coloro che non sanno che decisione prendere ma anche a chi prevede che la convenienza attuale dei mutui a tasso variabile, nei prossimi anni, potrà venire meno. Con il mutuo rinegoziabile rimandano la scelta ad una data futura avendo, per un certo periodo, la certezza degli esborsi da effettuare. Tra gli aspetti positivi di questa tipologia di mutuo vi è anche il fatto che, di norma, viene collocato ad un tasso fisso lievemente inferiore rispetto alla media di mercato. Inoltre occorre considerare la possibilità di rinegoziare a condizioni più vantaggiose, ma solo nel caso in cui i tassi di riferimento diminuiscano. Per contro, invece, c'è da tener presente che il mutuo è collocato a un tasso leggermente superiore rispetto a un tasso variabile ma, soprattutto, nel caso i tassi aumentino, la rinegoziazione avviene a condizioni peggiorative.

mercoledì 1 agosto 2012

Mutui: ecco gli oneri accessori detraibili

Oltre agli interessi passivi, il mutuatario può portare in detrazione una serie di oneri accessori. Tra questi, L'Agenzia delle Entrate segnala: 

  • l'onorario del notaio per la stipula del contratto di mutuo ipotecario;
  • le spese di perizia;
  • le spese di istruttoria;
  • la commissione richiesta dagli istituti di credito per la loro attività di intermediazione;
  • la provvigione per scarto rateizzato nei mutui in contanti;
  • la penalità per anticipata estinzione del mutuo;
  • le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione;
  • le perdite su cambio, per i mutui contratti in valuta estera;
  • l'imposta per l'iscrizione o la cancellazione di ipoteca;
  • l'imposta sostitutiva sul capitale prestato.
Tutti gli oneri concorrono, unitamente agli interessi passivi, alla formazione del limite complessivo di 4.000 euro. In linea di principio, vengono fatti rientrare in questo ambito soltanto quelle spese e quegli oneri funzionali alla stipula del contratto di mutuo ipotecario; e, pertanto, non può qualificarsi tale la parcella notarile connessa all'acquisto dell'unità abitativa. Un altro esempio di spesa accessoria, ritenuta espressamente indetraibile (circolare 15/E dell'Agezia delle Entrate del 20 aprile 2005), riguarda i premi dell'assicurazione - che solitamente la banca richiede di stipulare al mutuatario - sull'immobile acquistato con il finanziamento. Inevitabilmente, per una stretta identità sostanziale, non può che attribuirsi analoga rilevanza fiscale anche ai premi per l'assicurazione sulla vita del mutuatario, che parimenti viene richiesta dalla banca. Non sono ammesse alla detrazione anche le spese di mediazione immobiliare, le imposte di registro, l'Iva, le imposte ipotecarie e catastali. Infine, non sono, inoltre, detraibili gli interessi passivi eventualmente coperti da contributi concessi dallo Stato o da enti pubblici.
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