Il trattamento del creditore ipotecario nel fallimento

Il trattamento del creditore ipotecario nel fallimento: una guida dettagliata Nel vasto panorama delle procedure fallimentari, il trattamento del creditore ipotecario è un tema centrale, capace di influenzare la gestione del credito e la distribuzione delle risorse. Questo articolo offre un'analisi approfondita delle normative e delle implicazioni che regolano la posizione del creditore ipotecario nel fallimento, con l'obiettivo di fornire informazioni utili e chiare per operatori economici e lettori interessati. Nel fallimento, l'ordinamento italiano stabilisce una gerarchia rigorosa per il trattamento dei creditori, basata sul tipo di credito vantato e sulle garanzie associate. Questa classificazione, regolata dal codice civile e dalla legge fallimentare, è fondamentale per garantire un approccio sistematico ed equo alla distribuzione delle risorse. Vediamo ora in dettaglio le caratteristiche e il funzionamento delle principali categorie creditizie. 1. Crediti prededucibi...

Crescono del 4% le passività finanziarie delle famiglie italiane!

Lo si legge nell'ultimo rapporto della Banca d'Italia, datato Luglio 2007, ed inerente l'economia delle regioni italiane nel 2006.

Nel 2006 il rapporto tra le passività finanziarie delle famiglie e il reddito disponibile è salito al 47%. Nel confronto internazionale - si legge nel rapporto - le famiglie italiane restano in media poco indebitate: nel 2005 il rapporto era pari al 43% (ovvero il 4% in meno) in Italia, contro il 66% della Francia, il 100% della Germania, il 128% degli Stati Uniti d'America e il 148% del Regno Unito di Gran Bretagna. Nel 2006 i debiti finanziari pro capite ammontavano a 9,8 migliaia di euro; l'importo relativo alle regioni meridionali risultava quasi la metà di quello delle regioni del Centro e del Nord; la differenza tra queste aree geografiche è andata ampliandosi nel periodo che va dal 1998 a tutto il 2006. E' da tener presente che solo una parte limitata della popolazione è finanziariamente indebitata. Secondo l'indagine sui bilanci delle famiglie, nel 2004 la percentuale di nuclei familiari indebitati era pari al 23,9%, al Centro-Nord, e al 18,3% al Sud. A fine 2006 i prestiti personali e i finanziamenti concessi alle famiglie italiane, costituivano circa l'80% delle passività finanziarie totali. La quota attribuibile ai mutui era pari al 44,8%; questi pesavano solo per il 25,7% nel 1998. La loro incidenza sul complesso delle passività finanziarie delle famiglie risultava più elevato nelle regioni del Centro e del Nord del Paese (rispettivamente 46,3% e 48,4%), rispetto a quelle meridionali attestatesi al 35,1%. L'aumentato ricorso a questa forma di indebitamento è riconducibile, in primo luogo, al calo dei tassi d'interesse nominali e reali e alle politiche di offerta attuate dagli intermediari. Nel periodo 1998 - 2006, il peso del credito al consumo sul totale delle passività finanziarie delle famiglie è passato dal 9% al 14,2%. La crescente rilevanza di questa forma di indebitamento ha riguardato tutte le aree territoriali ed è stata particolarmente accentuata al Sud, passando dal 11,6% al 22,8%. Il ricorso al credito al consumo presenta una notevole variabilità territoriale, anche tra provincie appartenenti alla stessa area geografica, riconducibile, oltre che a caratteristiche della domanda, alla diversa diffusione territoriale della grande distribuzione. Gli altri prestiti ammontavano, a fine 2006, al 20,7% delle passività finanziarie totali (39,7% nel 1998). Nel periodo 1998 - 2006, il loro peso è fortemente diminuito in tutte le aree territoriali, soprattutto al Sud.

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