Il trattamento del creditore ipotecario nel fallimento

Il trattamento del creditore ipotecario nel fallimento: una guida dettagliata Nel vasto panorama delle procedure fallimentari, il trattamento del creditore ipotecario è un tema centrale, capace di influenzare la gestione del credito e la distribuzione delle risorse. Questo articolo offre un'analisi approfondita delle normative e delle implicazioni che regolano la posizione del creditore ipotecario nel fallimento, con l'obiettivo di fornire informazioni utili e chiare per operatori economici e lettori interessati. Nel fallimento, l'ordinamento italiano stabilisce una gerarchia rigorosa per il trattamento dei creditori, basata sul tipo di credito vantato e sulle garanzie associate. Questa classificazione, regolata dal codice civile e dalla legge fallimentare, è fondamentale per garantire un approccio sistematico ed equo alla distribuzione delle risorse. Vediamo ora in dettaglio le caratteristiche e il funzionamento delle principali categorie creditizie. 1. Crediti prededucibi...

Quando è nullo un contratto di mutuo?

Un contratto di mutuo, perché sia valido, deve rispondere a determinati requisiti. Tra questi, deve sempre indicare il soggetto erogatore (banca o finanziaria) e i dati del consumatore che lo richiede, come anche l'ammontare del finanziamento, le modalità di erogazione e rimborso (numero, importi e scadenza di ogni rata), Tan e Taeg/Isc, eventuali oneri esclusi dal Taeg/Isc, le regole sulla mora e sulle garanzie.

Molto spesso, gli intermediari riportano un tasso, il Teg (Tasso effettivo globale), che, a differenza del Taeg (regolato dalle norme europee), indica le spese complessive ma non quelle relative all'assicurazione del contratto e alle tasse. Il Teg è l'unico tasso controllato dalla Banca d'Italia per stabilire le soglie d'usura, ma spesso è assai più basso del Taeg.

Attenzione alle offerte che decantano il "tasso zero": per essere veramente pari a zero, il tasso di cui si parla dev'essere il Taeg/Isc e non il Teg o il Tan. Infatti, lo ripetiamo ancora una volta, spesso vi sono casi in cui contratti con un Tan pari a zero hanno invece un Taeg/Isc molto superiore, quindi con costi reali decisamente più alti di quelli decantati.

Esistono comunque delle regole di garanzia a tutela dei consumatori. Una di queste prevede che nessun costo può essere addebitato al cliente se non è espressamente indicato nel contratto. Altra regola di garanzia per il cliente è quella che consente sempre il rimborso anticipato del credito versando le rate rimanenti più un'eventuale penale - che deve essere prevista dal contratto -  che in media non supera l'1% del capitale residuo.

La banca o la finanziaria, invece, non possono uscire anticipatamente dal prestito, dunque non possono chiedere che il cliente paghi in un'unica soluzione il capitale residuo.

In alcune tipologie di contratto, però, come la cessione del quinto dello stipendio o della pensione, spesso l'estinzione anticipata è molto costosa perché il cliente deve versare immediatamente tutte le spese che, se avesse rispettato le scadenze, avrebbe pagato un po' per volta.

Alla luce di quanto affermato sin qui, è lecito dunque chiedersi: quando un contratto è nullo?

Un contratto può essere nullo, annullabile o può comprendere anche parti non valide. E' nullo ogni contratto non scritto come anche tutte le clausole contrarie alla legge o che rimandano a usi non specificati. Quando manca una parte del contratto, o una clausola è annullabile, le regole prevedono che le parti annullate o mancanti siano sostituite da altre previste dalla legge. Ad esempio, se il Taeg o la durata non sono indicati nel contratto, di norma viene applicato il tasso nominale minimo medio dei Bot annuali emessi nei 12 mesi precedenti alla stipula del contrattoe la durata del prestito viene portata a due anni e mezzo.

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