Piattaforme multi-sided e P2P Lending: innovazione e impatto economico

Le piattaforme multi-sided e il Peer-to-Peer Lending: evoluzione e impatto economico Nel contesto attuale, dove la digitalizzazione permea sempre più la nostra vita quotidiana, le piattaforme multi-sided stanno rivoluzionando il modo in cui diverse categorie di utenti interagiscono tra loro. Il Peer-to-Peer Lending (P2P Lending) , una forma innovativa di credito alternativo, rappresenta una delle applicazioni più interessanti di questo modello economico. Grazie alla connessione diretta tra prestatori e mutuatari, queste piattaforme offrono nuove opportunità di accesso al credito e di investimento, diversificando il panorama finanziario tradizionale. Come funzionano le piattaforme multi-sided? Le piattaforme multi-sided sono strutture digitali progettate per mettere in contatto due o più gruppi di utenti interdipendenti. Ad esempio, una piattaforma come LendingClub collega prestatori che vogliono investire il proprio capitale con mutuatari in cerca di finanziamenti. Questo modello di ...

Meglio i Bot o i fondi comuni d'investimento?

E' meglio investire i propri risparmi in Bot o in Fondi Comuni d'investimento? Questa è la domanda che si è posto, ed alla quale ha cercato di dare risposta, Marco Cobianchi de "Il Sardegna", nel corso di quella che potremmo definire una lucida e puntuale analisi strutturale inerente questi due strumenti finanziari tanto cari agli investitori di casa nostra.

"I motivi per i quali gli italiani non affidano più i propri risparmi ai fondi comuni sono due: - esordisce Cobianchi - rendono poco e costano molto. Per questo, chi riesce ancora a risparmiare, è tornato ad acquistare i Bot che, rendono uguale, costano meno e sono praticamente senza rischi."

"In mancanza di clienti - continua Cobianchi - le società che gestiscono i fondi comuni sono andate in crisi: basti pensare che nel 1999 amministravano soldi pari al 42% del PIL, oggi solo il 16%. Per questo la Banca d'Italia è corsa in aiuto dell'industria dei fondi comuni ed ha proposto due interessanti riforme: la prima è quella di far pagare le tasse (oggi al 12,50%) a chi versa i soldi solo sul guadagno realizzato quando si ritirano i soldi e non sul maturato, ovvero sulla crescita di valore delle quote del fondo (anche se non vengono ritirati i soldi); la seconda proposta è quella di aumentare la concorrenza tra le società di gestione staccandole dalle banche."

"Queste due proposte della Banca d'Italia sono si condivisibili - secondo Marco Cobianchi - ma non intaccano il cuore del problema che è, come detto, che i fondi rendono poco e costano molto. Se si vuole che gli italiani ritrovino la fiducia perduta in questo strumento di investimento, occorre che gli operatori del settore aumentino la loro professionalità e abbassino i costi (soprattutto quelli occulti) che gravano sul cliente."

"E' difficile spiegare ad un risparmiatore come possa, un fondo che investe in azioni italiane, rendere meno del semplice indice della Borsa Italiana o come un fondo obbligazionario possa perdere soldi mentre le obbligazioni italiane ne guadagnano. Evidentemente - dice sempre Cobianchi -, oltre alla normale e comprensibile volatilità dei mercati, c'è qualcuno in quegli uffici, che gestisce soldi non suoi, che non sa fare il proprio mestiere."

"Ed è anche difficile spiegare il motivo per il quale un sottoscrittore di un fondo debba pagare delle commissioni per il solo fatto di decidere di investire in quel fondo, o ne debba pagare delle altre quando decide di uscirne o che il gestore che amministra i suoi risparmi venga remunerato, anche, sulla base della quantità di soldi che gestisce invece che, soprattutto, sulla performance. Davvero difficile. Di fronte a queste domande - conclude Cobianchi - serve a poco modificare il sistema di tassazione, anche se quello proposto da Bankitalia va a tutto vantaggio del risparmiatore. Il sistema dei fondi italiani ha bisogno solo di due cose: trasparenza sui costi e gente in gamba".

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