Il sistema pensionistico italiano è da sempre un argomento di grande interesse e preoccupazione, non solo per gli attuali pensionati ma anche per i giovani, che si trovano a dover fare i conti con la realtà di un mercato del lavoro sempre più precario. Il sistema, purtroppo, sembra essere in bilico, e le proiezioni future non sono affatto rassicuranti. Ma come funziona esattamente e quali sono le prospettive per le future generazioni, in particolare quelle più vulnerabili e instabili?
Come funziona il sistema pensionistico italiano?
Il sistema pensionistico italiano è principalmente basato su un modello di tipo "pay-as-you-go", ovvero il denaro che viene versato dai lavoratori attivi tramite i contributi previdenziali serve a finanziare le pensioni degli attuali pensionati. In altre parole, i giovani lavoratori di oggi stanno, in sostanza, pagando le pensioni degli anziani di oggi. Ma come possiamo osservare, se il numero di anziani aumenta e il numero di giovani diminuisce, questa dinamica rischia di diventare insostenibile.
L’indice di dipendenza e le proiezioni per il futuro
Uno degli indicatori principali per valutare la sostenibilità del sistema pensionistico è l'indice di dipendenza, che misura il rapporto tra la popolazione anziana (over 64) e quella attiva (tra i 20 e i 64 anni). Attualmente, nel 2023, questo indice è pari al 41%. Tuttavia, le previsioni per i prossimi decenni sono preoccupanti: si stima che nel 2040 questo indice salirà al 61,2% e, nel 2080, raggiungerà addirittura il 71,7%. In pratica, tra 50 anni, in Italia ci potrebbero essere 312 anziani per ogni 100 giovani. Questo cambiamento drastico è dovuto all’invecchiamento della popolazione, che si traduce in una maggiore domanda di pensioni senza che, allo stesso tempo, ci sia un adeguato aumento dei contributi previdenziali.
I pericoli di un sistema sostenibile solo sulla carta
Se il rapporto tra pensionati e lavoratori attivi continua a crescere, il sistema pensionistico italiano potrebbe trovarsi in difficoltà, poiché i contributi versati non basteranno a coprire l’intero fabbisogno. Oltre a un aumento della spesa per pensioni, un altro fattore di rischio è l'aumento della speranza di vita, che contribuirà ulteriormente a far lievitare il numero di pensionati, con una vita media destinata ad arrivare a 85,8 anni per gli uomini e 89,2 anni per le donne nel 2070. Le pensioni, quindi, dovrebbero durare sempre più a lungo, aumentando il carico per il sistema.
A questo si aggiunge un’altra questione critica: la generosità dei trattamenti pensionistici. La “generosità” delle prestazioni, se non adeguatamente monitorata, rischia di far lievitare il costo delle pensioni, a fronte di un calo dei contributi. Il sistema pensionistico, in altre parole, è in bilico tra la necessità di garantire una pensione dignitosa e la difficoltà di sostenere economicamente un numero crescente di beneficiari.
Le prospettive per i giovani precari
Ma cosa significa tutto questo per i giovani, soprattutto per quelli che vivono una condizione di precarietà lavorativa? In Italia, una grande parte della generazione più giovane è costretta a confrontarsi con contratti a tempo determinato, lavori intermittenti o sotto-pagati. La precarietà, che da sempre caratterizza il mercato del lavoro italiano, fa sì che molti giovani non possano accumulare abbastanza contributi per poter sperare in una pensione dignitosa. Se il sistema attuale non viene riformato in modo adeguato, molti di loro potrebbero trovarsi a vivere in pensione con importi molto bassi, incapaci di mantenere il proprio tenore di vita.
La previsione di una riduzione della popolazione in età lavorativa (a causa del calo della natalità) rende ancora più drammatica la situazione. Se a questo aggiungiamo l’aumento del numero dei pensionati, la situazione si complica ulteriormente. È evidente che, senza un adeguato intervento, i giovani rischiano di rimanere schiacciati da un sistema che, purtroppo, non sembra tener conto della loro condizione di precariato.
Le soluzioni possibili
Una possibile soluzione per migliorare la sostenibilità del sistema pensionistico e garantire un futuro alle generazioni più giovani potrebbe essere un rafforzamento del sistema contributivo. Questo modello, che lega strettamente la pensione ai contributi versati, potrebbe incentivare i giovani a lavorare in modo continuativo e a versare contributi più alti. Tuttavia, questo modello non è privo di sfide, soprattutto se consideriamo il panorama attuale di contratti precari e a bassa retribuzione.
Inoltre, sarebbe necessario rivedere le politiche relative all'invecchiamento della popolazione e favorire una maggiore flessibilità nell'ingresso nel mercato del lavoro, in modo che i giovani possano accumulare più contributi e accedere a un sistema di pensioni che possa garantire loro una vita dignitosa anche una volta terminata l'attività lavorativa.
Un futuro incerto
Il sistema pensionistico italiano si trova di fronte a una serie di sfide significative. La crescente popolazione anziana e la diminuzione dei giovani in età lavorativa mettono a rischio la sostenibilità del sistema. I giovani precari, poi, si trovano a dover fare i conti con una precarietà che minaccia la loro possibilità di costruirsi una pensione adeguata. Tuttavia, se il sistema sarà riformato in modo adeguato, con politiche che sostengano l'occupazione giovanile e una maggiore giustizia distributiva, ci potrebbe essere ancora speranza di garantire un futuro equo per le prossime generazioni. L'importante è agire con lungimiranza per evitare che il sistema pensionistico diventi una vera e propria mina sociale.
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