sabato 26 aprile 2008

In Calabria le banche applicano i tassi d'interesse più alti d'Italia!

Che il Mezzogiorno d'Italia fosse una terra da sfruttare per la raccolta di denaro, da parte degli istituti di credito, lo si sapeva da tempo, ma oggi, con la crisi palpabile che si respira in giro, in fette sempre più ampie della popolazione, dati come quelli che sono stati diffusi dall'Abi alcuni giorni fa devono far riflettere seriamente sulle possibili conseguenze derivanti da tassi d'interesse troppo elevati che incidono pesantemente non soltanto sui già malconci bilanci familiari ma anche sulle casse dissestate delle piccole e medie imprese, già sotto torchio per via di una pesantissima pressione fiscale, alla quale, tuttavia, non corrisponde una Pubblica Amministrazione adeguata e di qualità.

Oggi in Calabria la media dei tassi a breve termine è del 10,6% ovvero qualche decimo di punto in meno rispetto al 2007, annata record in cui la media dei tassi sfiorava l'11%. La media dei tassi a breve in Calabria resta ancora più alta del dato dei tassi a breve nelle regioni del Mezzogiorno che è del 9,82 per cento. Ma è il raffronto con il dato del tasso medio del Paese che è del 7,82% a spiegare il perché delle difficoltà dell'economia Calabrese. Quasi 2,8 punti di differenza tra il tasso applicato nella regione e quello applicato in media nel Paese è la proiezione di un gap di sviluppo che è sotto gli occhi di tutti e che fa gridare allo scandalo tutti, a partire da Confindustria.

Il presidente degli industriali calabresi Umberto De Rose ha dichiarato che "serve un intervento immediato sul fronte del costo del denaro, non si capisce cosa abbiano in meno le aziende calabresi rispetto alle altre".

La debolezza del sistema imprenditoriale locale, secondo le banche, è determinante per la definizione dei tassi. Non solo per l'esiguità del numero delle aziende manifatturiere. Secondo l'Abi calabrese nella regione gli istituti bancari devono fare i conti con la frammentazione imprenditoriale visto che ben il 33% delle imprese ha un patrimonio inferiore ai 7o.000 euro,
a fronte di una media nazionale del 13% mentre l'export, l'anno scorso, è stato complessivamente di 320 milioni, ovvero l'equivalente del fatturato di una media azienda del Nord.

Un altro elemento, verso cui hanno puntato il dito l'Abi ed alcuni esperti del settore e costituito dai bilanci delle aziende calabresi, troppo spesso poco consistenti e poco chiari; il rapporto sofferenze-impieghi è più del doppio della media nazionale (6,9% a fronte del 3,2%) ; recuperare questi crediti poi è diffìcilissimo, possono occorrere anche 10 anni con costi altissimi per l'intero sistema bancario. Nonostante tutto le banche, secondo il dato dell'Abi, al settembre scorso hanno erogato finanziamenti all'economia per 14,8 miliardi, con una crescita dell'11% rispetto al 2006.

Per quel che riguarda le imprese, Cosenza e la sua provincia hanno investito 2,4 miliardi con un incremento del 30% in più rispetto all'anno precedente, concentrato soprattutto nel settore dell'edilizia. Reggio Calabria nello stesso periodo ha investito 1,4 miliardi crescendo del 14,1%, Catanzaro con investimenti per 1,2 miliardi registra un aumento del 10,5%, mentre una crescita più alta in valori percentuali è quella di Vibo, con il 14,6% ma con soli 390 milioni di euro investiti. Crotone è l'ultima della classe con appena 619 milioni d'investimenti da parte delle imprese con un aumento del 7,5%.

Restano comunque scarsi i depositi delle imprese calabresi nelle 44 banche che operano sul territorio. Secondo l'Abi al settembre dell'anno scorso soltanto il 22% dei depositi erano delle imprese, perché i due terzi appartenevano alle "famiglie consumatrici". In tutto si tratta di poco più di 9,6 miliardi. Famiglie sempre più indebitate e con un massiccio ricorso al credito al consumo: nell'ultimo quinquennio l'aumento in Calabria è stato del 115,1% rispetto al 102,9% del Sud e al 93,9% dell'Italia intera. L'indebitamento è massiccio anche per le imprese che ricorrono sempre più a forme di finanziamento come il leasing (+306,1% negli ultimi cinque anni rispetto al 154,7% del Sud e al limitato 92,9% nazionale) e il factoring (+103,4% a fronte del 70,1% del Sud e di un esiguo 19,6% nazionale).

Marcello Calbiani, presidente dell'Abi Calabria, ha detto che "è fondamentale rafforzare la collaborazione tra banche e aziende per far ripartire lo sviluppo in Calabria ed è auspicabile che continui il lavoro avviato dal cosiddetto "tavolo del credito" aperto a novembre dell'anno scorso con la Regione Calabria".

Calbiani è cautamente ottimista per il futuro "aspettiamo un segnale dalla Regione Calabria, tocca a loro mettere in pista una serie di proposte per rimettere in moto il sistema dei Confidi". Il presidente dell'Abi ricorda che dopo l'incontro romano ne sarebbero dovuti seguire altri e chiede l'apertura di un secondo tavolo, questa volta con le imprese calabresi "le aziende - afferma Calbiani - manifatturiere in questa regione sono davvero poche, quanto quelle che hanno aperto a Timisoara gli imprenditori del Triveneto nell'ultimo decennio".

Ora, che Calbiani attenda un segnale dalla Regione Calabria è legittimo e auspicabile, il problema però è che la classe dirigente Calabrese è bravissima a fare proclami per ottenere visibilità, anche a livello nazionale, ed è abilissima a scomparire subito dopo. Un esempio concreto in tal senso? Nell'Agosto del 2007, in seguito ad un'indagine condotta dall'Adusbef, secondo la quale il costo del denaro in Calabria era ed è il più alto d'Italia, la Regione Calabria aveva promesso che si sarebbe attivata per chiedere che venissero sanzionate le Banche ree di applicare tassi d'interesse elevatissimi (leggi l'articolo corrispondente). Di concreto cosa si è fatto? Pochissimo. E quel poco è del tutto impalpabile!
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