martedì 29 giugno 2010

La class action pubblica

La class action pubblica è regolata dalle direttive della Civit (Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle pubbliche amministrazioni). Dalle primissime indiscrezioni emerge forte la volontà di puntare sugli standard qualitativi ed economici degli uffici pubblici. Queste indicazioni saranno valide per tutti gli enti locali, per le altre pubbliche amministrazioni e per i concessionari di servizi pubblici.

Ma quando si può presentare un'azione contro un'amministrazione pubblica?

I casi generalmente sono tre:

  • Violazione dei termini;
  • Mancata emanazione di atti amministrativi entro i termini fissati dalla legge o da un regolamento specifico;
  • Violazione di carte di servizi adottate dalle amministrazioni.
In un prossimo futuro sarà possibile procedere anche per la violazione degli standard qualitativi ed economici che devono essere definiti in conformità con le linee guida Civit.

Le linee guida Civit sono solo un atto prodromico che contiene le indicazioni di massima cui i singoli uffici devono attenersi per varare i propri standard qualitativi ed economici, dalla cui violazione scaturisce il diritto attribuito agli utenti di ottenere giustizia. A differenza di quella civile, però, la class action pubblica non da all'utente l'opportunità di ottenere alcun risarcimento danni ma, con essa, può ottenere il ripristino della funzione o la corretta erogazione di un servizio.

Ecco quali sono i passaggi da compiere per effettuare una class action pubblica:

  • La diffida è il passaggio preliminare della versione pubblica della class action. Con questa il cittadino chiede all'amministrazione o al concessionario del servizio pubblico di effettuare entro 90 giorni gli interventi necessari alla soddisfazione dei soggetti interessati;
  • Decorsi i 90 giorni senza che l'amministrazione o il concessionario del servizio pubblico abbiano risolto il problema, oppure lo abbiano risolto solo in parte, si può presentare ricorso per class action davanti al giudice amministrativo;
  • A partire dalla scadenza del termine di 90 giorni, il cittadino ha a disposizione un anno di tempo per presentare il ricorso al Tar. Il termine è perentorio: il suo superamento esclude l'ammissibilità della class action pubblica.
La class action pubblica - Direttive Civit

lunedì 28 giugno 2010

La Class Action può essere presentata solo su iniziativa di un cittadino utente

La Class Action può essere presentata solo su iniziativa di un cittadino utente. E' questa la motivazione che è costata la bocciatura della Class Action presentata dal Codacons, nella persona del suo presidente Carlo Rienzi, nei confronti di Banca Intesa Sanpaolo.

La querelle, relativa all'applicazione delle commissioni di massimo scoperto da parte dell'istituto di credito citato in giudizio, si è risolta con una sconfitta per l'associazione poiché il patron della medesima, dal tribunale di Torino, non è stato riconosciuto come consumatore e quindi non sarebbe stato legittimato, a monte, ad agire in quanto non direttamente danneggiato.

Trattasi dunque, al contempo, di un errore formale e sostanziale da parte del Codacons. A questo punto, per le iniziative future sarà necessario far intraprendere l'iniziativa ad un consumatore utente che risulti, con chiara evidenza, parte lesa. Solo costui, infatti, potrà assumere la veste di parte processuale. A questo punto, dopo aver intrapreso l'azione legale, altri soggetti nelle stesse condizioni del primo, ovvero persone che risultino titolari di diritti identici rispetto a quelli del proponente l'iniziativa, potranno aderire all'azione. Alle associazioni dei consumatori spetta comunque il diritto alla rappresentanza processuale.

Alla luce di queste considerazioni, appare scontato l'esito di una class action simile a quella ritenuta inammissibile a Torino che è stata presentata a Roma nei confronti di Unicredit Banca. Invece, ancora in fase di studio, pare essere una class action promossa dall'Adusbef. Questa associazione di consumatori sta raccogliendo segnalazioni al fine di promuovere un'azione per il rimborso degli interessi sui mutui prodotti dal cosiddetto ammortamento alla francese, secondo cui si pagano prima gli interessi del capitale.

Un capitolo a parte merita la Class Action pubblica. La Civit, commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche, è infatti in procinto di varare le linee guida per fissare gli standard qualitativi degli uffici pubblici. Di questo, però, ce ne occuperemo approfonditamente in un prossimo post.

APPROFONDIMENTI SULLA CLASS ACTION

- Portabilità dei mutui: l'Antitrust apre un'istruttoria su 10 banche;
- Anatocismo: come ottenere la restituzione delle somme indebitamente trattenute dalla vostra banca.

domenica 27 giugno 2010

Prestiti personali: a Maggio richiesta in calo del 5%

Lo scorso mese di Maggio, stando ai dati diramati da CRIF (società specializzata nei sistemi di informazioni creditizie), la domanda di prestiti personali da parte dei consumatori sarebbe calata di ben 5 punti percentuali rispetto al medesimo periodo preso in considerazione lo scorso anno.

A spiegare questo trend negativo per il mercato dei piccoli prestiti ci ha pensato Enrico Lodi che, in estrema sintesi ha individuato nei prestiti finalizzati la causa del fenomeno. Secondo Lodi, infatti, "la contrazione della domanda di prestiti nel mese di maggio 2010 è da imputare prevalentemente ai prestiti finalizzati che da un -4% del mese di aprile sono passati ad un -6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente mentre l’andamento dei prestiti personali registra un calo più contenuto, pari a -3%".

Quello dei finalizzati è un dato che deve far riflettere anche perché i prestiti personali in sé e per se non hanno subito delle fortissime contrazioni, anzi, al contrario, l’importo medio dei prestiti personali richiesti continua ad essere in crescita dall’inizio dell’anno e a Maggio ha segnato un +2% rispetto allo stesso mese del 2009. Inoltre, nel complesso, l’importo medio dei finanziamenti richiesti nei primi cinque mesi dell’anno è stato pari a 12.600 euro, contro i 12.400 euro dello stesso periodo del 2009.

martedì 22 giugno 2010

Detrazione degli interessi passivi del mutuo possibile anche se la casa è stata affittata a terzi

La detrazione degli interessi passivi del mutuo è possibile anche se la casa è stata affittata a terzi. Se un immobile è stato acquistato attraverso la sottoscrizione di un mutuo e, su questi vi sono degli interessi passivi da portare in detrazione, ciò sarà possibile anche nel caso in cui l'unità immobiliare venga affittata. Questo principio è valido in tutti i casi, anche, ove previsto, in ottemperanza dell'articolo 66 della Legge 342/2000. Il mutuatario prescinde dal requisito della dimora. Questo principio trova applicazione in ogni caso, ivi compresi i casi in cui, il mutuatario sia stato costretto, per motivi di lavoro, a trasferirsi. Ad affermarlo ed a chiarire tutti i dubbi al riguardo ci ha pensato l'Agenzia delle Entrate attraverso la diramazione della circolare 15/E/2005. Al paragrafo 4.5 ha precisato che gli interessi passivi del mutuo sono detraibili ancorché l'unità immobiliare venga ceduta in locazione e non adibita ad abitazione principale del contribuente, in quanto trasferito per motivi di lavoro. Analogamente, rientrano nell'ambito d'intervento della circolare, anche i contribuenti facenti parte delle forze dell'ordine, dal momento che, a maggior ragione, per questi non è richiesta la condizione della dimora abituale.

lunedì 21 giugno 2010

Deducibilità dei crediti non riscossi

La deducibilità dei crediti non riscossi è un tema spinoso che attiene per lo più alle società di recupero crediti. Quest'oggi, all'interno de "L'esperto risponde", rubrica a cura della redazione de "Il Sole 24 Ore", si è data risposta a questo quesito che, essendo di interesse generale, vista la moltitudine di agenzie sparse sul territorio nazionale, merita senz'altro un approfondimento.

Il titolare di un'agenzia di recupero crediti ha fatto presente che, molti clienti, dopo aver tentato di riscuotere il proprio credito per via stragiudiziale, non essendo stato possibile, gli chiedono di rilasciare idonea certificazione utile ai fini della deduzione fiscale dei crediti non riscossi. Questa prassi è in uso specialmente quando si tratta di piccoli crediti, talmente contenuti da rendere la via stragiudiziale estremamente onerosa e, di fatto, sconveniente da seguire.

La domanda che il lettore si pone è la seguente: "Sono idonei i seguenti strumenti ai fini pratici?"

Gli strumenti di cui parla il lettore sono la perizia di inesigibilità; la dichiarazione di irreperibilità documentata; la dichiarazione inerente le spese di procedura giudiziale qualora superino l'importo del credito; la dichiarazione di remissione del debito.

Marco Peverelli e Gianluca Dan hanno risposto in maniera assai esaustiva partendo dal presupposto che "le perdite sui crediti possono essere dedotte se risultano da elementi certi e precisi e in ogni caso, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali. Le prove che attestano gli elementi certi e precisi richiesti dalla normativa in vigore (articolo 101, comma 5 del Tuir) devono essere valutate caso per caso, ma la giurisprudenza ha considerato sufficienti alcuni indizi, quali l'irreperibilità del debitore, la nullatenenza di beni da parte di quest'ultimo o una situazione debitoria talmente compromessa da non poter consentire alcuna procedura esecutiva. I documenti indicati dal lettore sono, quindi, adatti a provare l'effettività della perdita."

Peverelli e Dan, poi, fanno una precisazione dicendo che, "in linea di principio, la mera rinuncia a crediti, essendo volontaria, potrebbe non assumere la rilevanza richiesta per la deducibilità della perdita, salvo provare la convenienza economica di tale scelta."

martedì 15 giugno 2010

ISC del conto corrente

L'ISC (Indicatore Sintetico di Costo) è una voce finora associata ai finanziamenti di tipo tradizionale, quali ad esempio, prestiti personali e mutui. Da un po' di tempo, invece, l'ISC è entrato a far parte della terminologia propria anche del conto corrente bancario o postale.

A differenza del suo omologo in uso per i finanziamenti, l'ISC del conto corrente rappresenta un'indicazione importante in merito a quelli che sono i costi annui da sostenere, tarati sulle singole esigenze di operatività di ciascun cliente. Questo ci fa capire istantaneamente che non è possibile avere, con precisione assoluta, dei dati fruibili per tutti. L'ISC del conto corrente, infatti, può variare di molto da caso a caso.

Per prima cosa è bene dividere in due categorie i conti correnti presenti oggi sul mercato. Com'è noto, infatti, quelli on line sono praticamente privi di costi o, comunque, le spese da sostenere sono quasi sempre inferiori rispetto al medesimo prodotto sottoscritto allo sportello.

In secondo luogo, bisogna verificare, in via preliminare che volume di operazioni si intende effettuare. Per conti ad operatività bassa (meno di 112 operazioni l'anno), ad esempio, il Conto Bancoposta risulta essere mediamente il più conveniente con 0,16 centesimi di euro per operazione ed un ISC di 18,18 euro. Per un conto su cui vengono canalizzate circa 164 operazioni, il migliore, al momento, risulta essere il "Conto Record" di Ubi Banca che è senza spese (ISC=0 euro). Il target famiglia è un tantino più complesso e variegato poiché le esigenze possono variare notevolmente da un nucleo all'altro. Per 201 operazioni l'anno, il top della categoria è rappresentato dal "Conto Barclays at Work Premier Life Promo" che in media ha un costo di 0,02 centesimi di euro ad operazione ed un ISC pari a circa 3,08 euro l'anno. Aumentando il numero delle operazioni a 228 il miglior prodotto è sempre quest'ultimo con una differenza di costi che va dai 3 centesimi in media per singola operazione (0,05 centesimi) fino a toccare i 12,32 euro l'anno di ISC.

Se si esclude l'offerta promozionale del Credito Emiliano, proponente del "Conto Senza Spese Star" (0,07 centesimi in media ad operazione e 18 euro l'anno di ISC), il miglior prodotto, fino a 253 operazioni annue, è sempre il "figlio" di casa Barclays con 0,13 centesimi ad operazione e un ISC di 32,32 euro l'anno. Questa leadership viene saldamente mantenuta anche per quanto riguarda i pensionati. Per loro, fino a 124 operazioni l'anno, questo conto ha un costo medio per singola operazione pari a 0,02 centesimi ed un ISC di 3,08 euro l'anno. Aumentando il numero delle operazioni, invece, il top della gamma è il "Conto Genius First" di Unicredit Banca con 0,21 centesimi ad operazione e 38,80 euro l'anno di ISC.

La Banca d'Italia, a seguito di un'indagine a tappeto su tutti i prodotti presenti sul mercato, nel 2008 aveva indicato in 114 euro netti l'anno i costi medi di un conto corrente. Stando, invece, alle rilevazioni attuali, supportate da una ricerca effettuata dal prestigioso settimanale "Plus 24" de "Il Sole 24 Ore" (da cui abbiamo atinto i dati presenti in questo post), il calo delle spese risulta essere assai evidente. Sul sito di Pattichiari è disponibile anche un motore di ricerca per comparare le offerte targhetizzandole in merito alle proprie esigenze.

APPROFONDIMENTI

- Conto corrente semplice ed ISC per garantire maggiore trasparenza!

lunedì 14 giugno 2010

Valutazione del mutuo protezione di Banca Monte dei Paschi di Siena

Il mutuo protezione di Banca Monte dei Paschi di Siena appartiene alla famiglia dei mutui a tasso variabile con Cap. Non molto economico rispetto a prodotti simili presenti oggi sul mercato, si contraddistingue per gli elevati costi di istruttoria che ammontano a ben 500 euro circa (le spese di istruttoria, infatti, sono pari al 5 per mille dell'importo erogato e non possono eccedere i 750 euro, questo calcolo è stato effettuato su 100.000 euro di mutuo) e di perizia, che incidono per altri 300 euro. Il Cap è fissato al 5,50% e il massimo che può essere finanziato ammonta a 350.000 euro e, comunque, trattasi di importi mai superiori all'80% del valore dell'immobile.

I piani di ammortamento tra i quali scegliere sono 3: a cadenza mensile, trimestrale o semestrale ed è previsto un periodo di preammortamento dei soli interessi calcolati al tasso di ingresso, che decorre dalla data di erogazione del finanziamento alla prima scadenza utile, prevista dal piano di ammortamento.

Il mutuo è comprensivo di un'ottima copertura assicurativa; si tratta della Polizza AXA MPS Assicurazioni Danni "Mutuo Sicuro Incendio", che tutela l'immobile oggetto dell'acquisto, contro il rischio di incendio e scoppio.

Il TAEG/ISC attualmente si attesta al 2,80% mentre, tra le spese accessorie, citiamo quelle inerenti le comunicazioni periodiche alla clientela che ammontano a 2,50 Euro cadauna.

Fra le altre cose è necessario considerare anche che per ottenere il mutuo protezione MPS l'immobile oggetto del finanziamento risulti completato al momento della richiesta. Il finanziamento che ne consegue, se richiesto a scopo di acquisto e connessa ristrutturazione, è concesso solo a condizione che si tratti di abitazione (prima o seconda casa) e non di immobile adibito ad uso diverso rispetto la civile abitazione. Infine, è richiesta l'apertura obbligatoria del conto corrente presso la filiale della Banca Monte dei Paschi di Siena al fine di favorire un'agevole gestione del rapporto contrattuale posto in essere.

Nel complesso, dunque, il Mutuo Protezione con Cap della MPS si è rivelato discreto e non molto economico sul fronte delle spese accessorie (istruttoria, perizia, comunicazioni alla clientela). Il Gruppo MPS è sicuramente sinonimo di garanzia e serietà però ciò non giustifica una siffatta politica di costo che tende a penalizzare il mutuatario. VOTO: 6

APPROFONDIMENTI

- La convenienza dei mutui variabili con Cap Rate

martedì 8 giugno 2010

Valutazione Gran Mutuo Chiaro e Certo di Cariparma Crédit Agricole

Il Gran Mutuo Chiaro e Certo di Cariparma Crédit Agricole fa parte dell'ormai numerosissima famiglia dei mutui a tasso variabile con Cap, ovvero quei mutui che pur essendo soggetti a consistenti variazioni dei tassi prevedono l'applicazione di un tetto massimo oltre il quale è impossibile andare.

Il Cap relativo al Gran Mutuo Chiaro e Certo di Cariparma Crédit Agricole è stato fissato al 5,45% per tutte le durate (da 10 a 30 anni). Gli spread applicati variano a seconda della durata e vanno da un minimo dell'1,70% ad un massimo dell'1,90%.

Le spese d'istruttoria ammontano a 400 euro mentre quelle relative alla perizia sono variabili e comunque mai inferiori a 300 euro. Al fine di poter ottenere il finanziamento è necessario accendere un conto corrente presso la banca emittente sui cui far confluire il pagamento delle rate del mutuo e l’accredito degli emolumenti.

Come avviene nella maggior parte dei casi, anche questo prodotto va a finanziare al massimo l'80% del valore dell'immobile che si intende acquistare comunque non oltre i 200.000 euro. Il piano d'ammortamento può prevedere 4 o 12 rate all'anno a seconda delle preferenze.

Nel complesso, il Gran Mutuo Chiaro e Certo di Cariparma Crédit Agricole è un buon prodotto che si attesta su posizioni medie nel mercato di competenza. Il gruppo erogante è sinonimo di garanzia ed affidabilità a livello internazionale, inoltre la differenza, in termini di costi, rispetto al finanziamento leader del segmento "Cap", ovvero il "Mutuo Variabile con Cap della Webank", è di circa 13 euro al mese. VOTO: 7


APPROFONDIMENTI

- La convenienza dei mutui variabili con Cap Rate

venerdì 4 giugno 2010

Valutazione Mutuo Domus Block di Banca Intesa Sanpaolo

Il Mutuo Domus Block di Banca Intesa Sanpaolo fa parte della famiglia dei mutui a tasso variabile con Cap, ovvero quei finanziamenti che offrono una sorta di protezione dall'aumento indiscriminato dei tassi d'interesse, prevedendo l'applicazione di un tetto massimo oltre il quale non si può andare.

Questo prodotto si distingue da altri simili per il fatto di concedere al mutuatario la possibilità di scegliere il CAP. Questi, infatti, può essere fissato a scelta del cliente per tutta la durata del mutuo o per un periodo pari alla metà della durata del finanziamento stesso.

Ma non solo. Anche sul fronte dei tassi è possibile scegliere l'indice di riferimento tra due opzioni. Al "classico" indice Euribor ad 1 mese troviamo, infatti, un'alternativa molto particolare costituita dal tasso MRO (Main Refinancing Operations che, altro non è se non il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale della Banca Centrale Europea).

Normalmente, il mutuo Domus Block è soggetto a spese di perizia per un ammontare pari a 250 euro (a fronte di una richiesta di finanziamento di 100.000 euro; per importi superiori il costo sale) e di istruttoria pari a 400 euro. Non sono previste spese d'incasso rata.

L'importo minimo finanziabile ammonta a 30.000 euro mentre il massimo corrisponde all'80% del valore dell'immobile. I piani d'ammortamento previsti vanno da 10 a 30 anni con Cap per metà della durata in cui il periodo di preammortamento è pari ad una frazione di bimestre. Lo spread varia a seconda della durata del contratto e va da un minimo dell'1,70% (mutuo decennale) ad un massimo del 2,10% (mutuo trentennale). Il Cap, nel complesso, può variare da un minimo del 5,40% (10 anni) al 5,80% (30 anni), sempre in funzione della durata. Il Cap metà durata, invece, segue uno schema applicativo differente, condizionato dallo spread di primo e secondo periodo e, per ciò che attiene il primo periodo può variare dal 5,30% al 5,70%.

ATTENZIONE: se rinunciate al finanziamento dovete pagare una sorta di penale che ammonta allo 0,20% dell'importo della domanda con un minimo di 51 euro ed un massimo di 154 euro, oltre alle spese di perizia qualora questa fosse stata già eseguita. VOTO: 6,5

giovedì 3 giugno 2010

Valutazione Mutuo Variabile con Cap della Webank

Il Mutuo Variabile con Cap della Webank è, tra i mutui con Cap attualmente presenti sul mercato, sicuramente il migliore sotto moltissimi punti di vista. Il fatto d'essere agganciato all'Euribor è, in questo momento un vantaggio di non poco conto. Il tasso massimo applicabile (CAP) è fissato al 5,50% e lo spread si aggira intorno all'1,60% di partenza (per i mutui fino a venti anni) per arrivare all'1,70% per le soluzioni più lunghe (fino a 30 anni).

Un'altra caratteristica molto interessante è la possibilità di ridurre lo spread di una quota parte pari allo 0,05% nel caso in cui si ritenga opportuno sottoscrivere la polizza TCM e, dello 0,10% nell'ipotesi a pacchetto TCM + CPI (assicurazione contro i rischi alla persona).

L'importo minimo erogabile è pari a 50.000 euro mentre, la soglia massima si attesta a 1 milione di euro con una quota di sbarramento fissata all'80% del valore dell'immobile. I piani d'ammortamento sono molteplici e vanno da 10 a 30 anni.

Il Mutuo Variabile con Cap della Webank eccelle anche in fatto di spese accessorie. Praticamente è un contratto a costo zero. Non si pagano le spese d'istruttoria, non vi sono spese d'incasso rata,  non è previsto neanche il pagamento del compenso per rimborso anticipato, parziale o totale del finanziamento e non si pagano neanche le spese per il rilascio della lettera di assenso a cancellazione d'ipoteca.

Un mutuo di 100.000 euro con rimborso mensile per 10 anni, al tasso del 2,250%, viene a costare 931,37 euro al mese per un totale di 111.764,40 euro. L'ipotesi a lungo termine, 30 anni, invece, prevede l'applicazione di un tasso del 2,350%, con una rata mensile pari a 387,37 euro per un totale di 139.453,20 euro.

In sostanza, il mutuo variabile con cap della Webank è un ottimo prodotto. Il mutuo può essere concesso solo se finalizzato all'acquisto o alla ristrutturazione di un immobile e la procedura per richiederlo e gestirlo è completamente disponibile online, circostanza questa, che di fatto riduce ulteriormente i costi accessori. VOTO: 8
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